La Biro Verde

Essenzialmente non serve a nessuno…

La mutua, la pensione e il Duce…

 

Dato il proliferare di nostalgici del Duce, conseguenza intuibile e discutibile sullo stato sociale dell’Italia odierna, faccio presente che sarebbe il caso di documentarsi bene prima di condividere imbarazzanti figure di palta.
Uno dei tanti cavalli di battaglia che sento fino alla nausea è “ringrazia il Duce per la pensione e la mutua”, perché è credenza comune che fu Mussolini ad introdurli.
Basterebbe tuttavia fare una rapida ricerca per controllarne la veridicità, accorgendosi in poco tempo che le cose non stanno proprio così.
La previdenza sociale venne introdotta in Italia nel lontano 1898, in forma volontaria. Venne resa obbligatoria negli anni successivi, fino al 1919 (prima del fascismo).
Mussolini la estese a tutte le categorie di lavoratori dipendenti del settore privato, tralasciando lavoratori subordinati e autonomi.
Essi vengono poi integrati negli anni a seguire del fascismo.
L’estensione alla previdenza (automatica) per vecchiaia e invalidità arriva solo nel 1969…

Fonte: http://www.libertadiscelta.com/storia-previdenza-sociale-in-italia.html
Per approfondire il bene e il male del fascismo: http://ricordare.wordpress.com/perche-ricordare/066-fascismo-incarno-il-male-oppure-il-bene/

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Un pensiero su “La mutua, la pensione e il Duce…

  1. LuisCypher in ha detto:

    Nel 1924 fu costituito l’antenato del TFR (Trattamento di fine rapporto), cioè un’indennità da concedere, in questo caso, solamente al lavoratore licenziato.

    Nel marzo 1933 il governo fascista guidato da Benito Mussolini modificò il nome della “Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali” in “Istituto nazionale fascista per la previdenza sociale”, il famoso INPS; adesso oltre alla parte dedicata alla vecchiaia e all’invalidità, sono presenti anche i sussidi in caso di disoccupazione, di “malattia professionale”, di tubercolosi e di maternità, seppur in una forma primordiale.

    Nel 1935 l’intera normativa pensionistica venne unificata in un unico decreto legislativo, che resterà un punto di riferimento fino ai giorni nostri. Una novità introdotta da Mussolini fu l’istituzione, nell’aprile 1939, della pensione di reversibilità, cioè la parte della pensione spettante ad uno dei due coniugi alla morte dell’altro, molto importante viste le centinaia di migliaia di vittime causate dalla seconda guerra mondiale alla quale l’Italia prese parte per volere di Mussolini. Sempre nel 1939 i limiti di età per andare in pensione vennero fissati a 60 anni per gli uomini e 55 per le donne.

    Nel 1942 l’indennità in caso di licenziamento, introdotta nel 1924, venne trasformata in indennità di anzianità da riconoscere al lavoratore in proporzione al salario e agli anni di servizio.

    IL COMUNISMO, NON C’HA MAI PENSATO, LIMITANDOSI AD IMPOVERIRE LE MASSE, E A PIANIFICARGLI LA ECONOMIA CON LE TESSERE DELDEL PANE.

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