La Biro Verde

Essenzialmente non serve a nessuno…

Un nubifragio o un naufragio?

Si sa che gli animali avvertono il pericolo prima di noi.
Sono irrequiti, impauriti. Ansimano e non trovano una posizione comoda.

Avrei dovuto capirlo subito stanotte, quando Paco cominciò ad ansimare e a muoversi disordinatamente per casa.
Forse, in cuor suo, sapeva e ci stava avvertendo… a suo modo.

Preso per un semplice richiamo ai suoi fabbisogni fisiologici, mi alzo tutto intorpidito.
Saranno state al massimo le due, non ho guardato l’orologio.

Gli apro la porta finestra della sala, che da sul “suo” balcone, dove ha la tavoletta assorbente per i suoi bisogni.
Ma non esce.

“Avrà finito l’acqua…” penso.

In effetti l’acqua nella ciotola era meno di un dito e quella delle crocchette era deserta.
Cambio l’acqua e metto una manciata di crocchette.
“Magari ha solo fame” continuo nella mia mente.

Forse per riconoscenza, trotterella fino alle due scodelle e, dopo una sorsata, sgranocchia svogliato 2 (al massimo 3) crocchette.
Scrollo le spalle e me ne torno verso il letto.

Verso le 5, un rumore continuo ci sveglia tutti e tre.
Una forte tempesta si stava scatenando fuori dai rassicuranti muri.
Sentivamo lo schianto del vento e lo scroscio della pioggia sulle ante chiuse e sul tetto.

“Lo stendibiancheria!” Dice Miky.

Alzandoci energicamente, andiamo di buon passo verso il balcone della cucina e fortunatamente notiamo che tavolino, sedie, stendibiancheria sono ancora al loro posto.
Anche la lunga tenda parasole sbatacchia sinistramente sotto il vento crudele, ma indenne.
Sembrava si stesse scatenando un uragano tanto i rami carichi di foglie dei due fichi a dirimpetto del balcone si piegavano. Le massicce colate di pioggia torrenziale, sotto quelle folate di vento, parevano onde impazzite di una tempesta in mezzo all’oceano.
L’aria era matida di umidità.
Tirammo “in secca” lo stendibinacheria e ripiegai la tenda parasole, per evitare una rottura potenziale dei bracci si sostegno.

Tornammo a letto e ci riaddormentammo mentre la pioggia e il vento calavano di intensità, fino a scemare.

TOC!
Poco dopo le 6, un sordo schiocco sul tetto mi fece balzare.
“Eccola” pensai subito.
Non serve essere un genio per capire che la grandine si stava presentando!
Nemmeno 5 secondi dopo gli schianti cominciarono a crescere esponenzialmente, fino a diventare una cascata compatta di ghiaccio che si abbatteva funesta sulle tegole e sui serramenti.
Stavolta Michela era preoccupata per il tavolino di legno rimasto fuori sul balcone, ma c’era poco da fare.
Ma un’ombra più minacciosa cominciava a prendere forma: la moto e le auto…
Niente garage, tutto fuori alla mercè degli elementi.

La fase più massiccia dell’attacco durò almeno 15 minuti.
Poi, lentamente, pioggia e sassaiola calarono e si quietarono, fino a soccombere nel silenzio della mattina.

Riporto alcune foto scattate alle 7 di questa mattina, a testimonianza di questo incredibile evento.
Le prime 4 sono fuori casa, mentre l’ultima è la palazzina in fronte al mio ufficio.

Il giardino “innevato”.

Il tetto della casa vicina

Ghiaccio sul parabrezza della Fusion

Spuma marina o tappeto di grandine?

Antenna e parabola piegate dal vento…

Di primo acchito, pare che i danni siano molto contenuti.
Le ante delle finestre sembrano integre.
Le grondaie sono piene di ghiaccio, ma sane.
La moto non ha nulla di evidente.
La Fusion una sola ammaccatura sulla capote, mentre la Fiesta pare illesa.
Il giardino è un cumulo di foglie mozzate ed erba pressata. I fiori sono tutti vittime.

In giardino, tra l’auto e la moto, ho troavato un tappo di plastica mozzato a metà, della grandezza di una noce.
Non ho ancora identificato la provenienza.
Se ci saranno novità, aggiornerò il giornale di bordo.

Ten. di Vascello Poli Nicola.
Guardiamarina Finanzini Michela.

Siamo sopravvissuti anche a questa tempesta.
La prossima volta, caro Paco, capiremo.

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